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Le partage (des voix) Installazione di Isabella Bordoni a cura di Matteo Lucchetti
Installazione di Isabella Bordoni a cura di Matteo Lucchetti Se per parlare del lavoro di Isabella Bordoni ricorre frequente la parola poesia, non si deve tanto immaginare un’opera sorretta e costruita su di un sostanziale e pervasivo lirismo, quanto piuttosto riflettere sul senso della poesia come creazione e sulle possibilità espressive connesse a ciò che Isabella Bordoni chiama ‘ambiente poetico’ e che risulta significativo per capire ciò a cui ha dato vita dal 2001 col nome di Progetto per le Arti. Un ambiente poetico è un luogo interstiziale, un terzo paesaggio dell’esperienza dell’arte, dove trovano posto le suggestioni e i frammenti delle immagini minoritarie di una storia comune. Le parole che informano il gesto performativo provengono da un universo teorico di riferimento complesso e stratificato e nel loro acustico intessersi con il visivo si caricano di tutto quello stupore della memoria; uno stupore in grado di ridare corpo e sostanza alla storia dimenticata. Si tratta di un lavoro su fonti originali tratte dal processo ad Adolf Eichmann, dalle lucide considerazioni a riguardo di Hannah Arendt, dalle parole di Ingeborg Bachmann oppure dalle riflessioni di Walter Benjamin e così via. Registrazioni rimesse in circolo che cortocircuitano l’una con l’altra. Parallelamente alle parole, le immagini del passato si fanno nuove al loro passaggio, all’interno dello spazio di relazione creato dall’ambiente poetico. Perché lo spazio, o meglio l’ambiente poetico, agito dalle performance di Isabella Bordoni è indubbiamente uno spazio di relazione, a dispetto del protagonismo del sé, dove a trovare luogo sono le relazioni possibili tra il politico e il poetico. Ed è in un lavoro come Le partage (des voix) che meglio si chiarifica questo rapporto e la relazionalità intrinseca nel lavoro dell’artista. “Le partage des voix” è un testo di Jean Luc Nancy dove la parola, il logos, viene indagato nella sue possibilità relazionali e conseguentemente politiche. Si afferma che l’evento della politica “potrebbe essere chiamato presa di parola” nel senso di un accesso singolare al concatenamento della parola, un “concatenamento incomponibile, reticolare, infinitamente interrotto e riannodato”. Così come scrive il suo fare performativo Isabella Bordoni. E ancora: “l’essere in comune significa che gli esseri singolari sono, si presentano, appaiono soltanto in quanto compaiono, sono esposti, presentati o offerti l’uno all’altro” creando quel politico che per Nancy significa “essere in comune”. In questo lavoro, dove la vocalità è plurale e dove la partizione delle voci si fa dialogo, sono prossimi, nelle loro profonde diversità, Nancy e la Arendt, in nome di un linguaggio che non può mai sottrarsi al suo essere politico. Isabella Bordoni Nata a Rimini nel 1962. Poeta, autrice e interprete cura la drammaturgia e la regia per il teatro, la radio, i media. Nel 1985 è fondatrice di Giardini Pensili, compagnia teatrale che dirige fino al 2000. Nell’ambito delle arti visive progetta e realizza installazioni anche con utilizzo di tecnologie interattive. Riceve commissioni da enti teatrali, musei, gallerie, radio europee, è presente in festival e rassegne internazionali di teatro, poesia e arte. |
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